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Benvenuti in Amicizie Cristiane — una comunità aperta a tutti coloro che vogliono riscoprire i valori del Vangelo, condividere la fede e crescere insieme nel cammino cristiano.

In un tempo in cui tutto sembra andare contro i principi e i valori fondamentali dell’umanità bisogna chiedersi cosa ogni uno di noi può fare anche nel proprio piccolo e non domandarsi cosa gli altri devono fare affinché si trovi una soluzione ai problemi che stanno pregiudicando la convivenza civile.

Tutti diciamo che nell’odierna società manca una logica di valori che sappia
suggerire le giuste scelte da fare e tutto viene delegato ad altri, capi di istituzioni o oligarchi, i quali nelle apparenze si mostrano “sapienti” ma che nel concreto non sanno trovare nessuna soluzioni logica ai problemi che affliggono le società.

Da quando l’umanità ha imboccato la via del progresso scientifico si è avviata
una progressiva ed inesorabile scristianizzazione della società occidentale, come se l’essere cristiani sia stata una zavorra e non una risorsa culturale di incivilimento che la storia ha raccontato nei secoli. Fuori Dio, fuori i valori cristiani, fuori la chiesa ridotta come il suo fondatore a ruolo di tappabuchi laddove necessiti, per non rischiare di scatenare le ire dei cosiddetti laici politicamente corretti. Sono passati secoli da quando l’uomo si è liberato dalle catene del teismo affermando sempre di più la “libertà” dell’antropologismo, siamo andati sulla Luna, stiamo progettando di andare su Marte, siamo entrati nell’era della IA e ci avviamo inesorabilmente verso l’era del post-umanesimo convinti che questo è il progresso, questo è il compito della
scimmia che è diventata uomo, quindi non esiste perché la vita gli è stata donata ma perché si è emancipato conquistando e dominando una libertà che impone solamente un unico senso di marcia: andare avanti senza mai fermarsi e fare il punto della situazione.

Un uomo che oggi vive convinto che il mondo è casa sua e non la casa che Dio ha creato all’uomo col mandato di custodirla e di governarla. L’umanità sta andando veramente nella direzione che noi tutti abbiamo deciso, oppure sta andando verso una direzione che in pochi hanno deciso? Pensiamo all’ideologia legata al politicamente corretto che sta finendo per mettere al bando, minando fin dalle sue radici, tutti i valori che sono stati per millenni i valori dell’umano almeno in occidente. Possiamo continuare ad essere semplici osservatori o ci tocca per responsabilità dire qualcosa o fare qualcosa? Quella che pongo è una domanda che appartiene al nostro tempo perché noi viviamo in questo tempo, ma obiettivamente possiamo dire che è una domanda che appartiene solo al nostro tempo? Oppure è la domanda che appartiene a tutti i tempi e a cui la maggioranza dell’umanità di ogni tempo non ha mai saputo dare una risposta in quanto i più forti hanno trascinato le masse verso la loro meta? Quindi potremmo trincerarci nel detto: storia antica e quindi storia di sempre. Potremmo dire che questa è la storia della dicotomia tra bene e il male che da sempre ha afflitto l’umanità, perché perdere del tempo prezioso a rimuginarci sopra? Ma potremmo anche dire che quella dell’umanità è l’economia della storia salvifica in cui una Sapienza ordinatrice ha creato e ha consegnato all’uomo il compito di camminare lungo una via che ci pone sempre nella continua scelta di vivere da figli deboli ma responsabili avendo sempre l’orecchio al Padre oppure vivere da padri potenti convinti di avere raggiunto la maturità metafisica e di essere addirittura fondatori di una nuova umanità?

Tutti siamo stati figli, tutti abbiamo sentito le parole del padre, tutti siamo stati
educati a vivere secondo valori, ed allora perché alla fine i conti non tornano? Ha sbagliato i conti il Padre oppure noi come figli non abbiamo saputo essere figli? Di chi è la colpa? Del Padre che non ha saputo insegnare oppure dei figli che hanno sentito e non ascoltato l’insegnamento ricevuto e che hanno confuso la libertà ricevuta con l’essere liberi di decidere come se dal nulla fossimo venuti? Forse dovremmo chiederci cosa abbiamo fatto del tempo che ci è stato concesso per vivere: gli abbiamo dato un valore qualitativo, in quanto esseri razionali, oppure lo abbiamo considerato solo in termini di quantità, come se la razionalità fosse votata esclusivamente all’avere, pensando che più si allunga la vita, più possiamo ricevere? Forse ci
dovremmo chiedere se in una società frenetica e consumistica come la nostra non abbiamo finito per negoziare e alla fine buttare come spazzatura i grandi valori che ci sono stati consegnati. Gira e rigira si ricade sempre nella malinconia di dire che in fin dei conti il mondo alla fine va sempre nella stessa direzione: mondo è stato, mondo è, mondo sarà. Quindi dobbiamo decidere: resa o riscossa? Da dove iniziare la nostra riflessione?

Io invito i tanti amici, e sottolineo cristiani, a cercare di cominciare a fare quel
che è possibile fare, siamo nell’era della comunicazione social ed allora sfruttiamone la parte migliore cercando di utilizzarla per una finalità nobile, poi il resto lo farà nostro Padre. Diceva un grande luminare del movimento cattolico italiano, Luigi Sturzo, res non verba/fatti non parole.

Amicizie cristiane, porta un nome glorioso che appartiene al movimento
cattolico intransigente che fu del periodo risorgimentale, lo coniò il suo fondatore Von Dissebach e lo continuò Pio Brunone Lanteri proprio per prendere una posizione difronte ai fatti compiuti in cui fu posta la cristianità da parte del nuovo ordine costituito all’indomani della rivoluzione francese. Allora questi personaggi misero in moto attraverso giornali e riviste tutta un’attività finalizzata a dare voce a chi era stato schermito per la sua appartenenza religiosa dall’avvento di una società che si fregiava di definirsi liberale ma che nei fatti covava nel suo profondo una delle cellule più distruttive che l’umanità abbia mai conosciuto che poi fu il totalitarismo nelle sue diverse declinazioni, cioè nazismo, cioè fascismo, cioè comunismo.

Oggi, come un tempo, in una società che ha nel consumismo la sua ideologia, che si definisce liberale e laica, e che si vanta soprattutto di essere non credente — come se questo fosse una medaglia da portare con orgoglio — dobbiamo trovare il coraggio di prendere posizione, schierandoci e rivendicando con fierezza i nostri valori, la nostra storia e la nostra fede nel Padre Creatore. Oggi, come nel 1878, la Chiesa è guidata da un Papa che porta un nome impegnativo: Leone. Oggi Leone XIV, ieri Leone XIII, che con l’enciclica Rerum novarum prese per mano il popolo di Cristo e lo accompagnò a impegnarsi nella questione sociale, offrendo risposte a operai e contadini dimenticati dalle istituzioni.

Che cosa fare, allora? Come ci ricorda Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, «tutti possiamo fare la nostra parte. Non possiamo pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, né rassegnarci all’idea che il nostro impegno non possa cambiare nulla». Rimbocchiamoci dunque le maniche e mettiamo al centro della nostra riflessione il Vangelo, che ci chiama a prendere posizione con coraggio, senza vergogna e senza abbassare la voce. È tempo di testimoniare con coerenza la nostra fede, traducendola in scelte concrete e in un impegno generoso al servizio del bene comune e della dignità di ogni persona. È il momento di testimoniare con chiarezza i valori in cui crediamo e di tradurli in azioni concrete a favore di chi è più fragile e dimenticato.

“In hoc signo vinces”. Con questo auspicio, rivolgo un appello a tutti gli amici cristiani che desiderano uscire dal letargo dell’indifferenza e dell’inazione, impegnandosi concretamente nella vita della società. Attraverso gli insegnamenti di Cristo, possiamo contribuire a ridare speranza al nostro tempo e a far germogliare una comunità più matura, più consapevole e più capace di compiere le scelte necessarie per il bene comune. Solo assumendoci la responsabilità del nostro presente potremo costruire un futuro fondato sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla dignità di ogni persona.